La ricchezza spirituale del nostro Santuario è data anche dalle diverse presenze di testimonianze volute e incastonate dal piano provvidenziale di Dio. Una di queste ci viene data da un cippo marmoreo con il mezzo busto del grande e indimenticabile Pastore della Diocesi di Ugento-S. Maria di Leuca, Mons. Giuseppe Ruotolo, collocato dove è sepolta la salma del Presule, accanto all’altare dell’Annunciazione. L’opera è dello scultore Fernando Campanile, di Castrignano del Capo, ed è stata voluta dal clero e dai fedeli della Diocesi di Ugento–S.Maria di Leuca.
Il piccolo monumento è stato realizzato per l’interessamento di Mons. Nicola Riezzo, all’epoca Amministratore Apostolico della Diocesi, di Mons. Antonio De Vitis, Vicario Generale e dell’ing. Barone Salvatore De Donatis di Casarano. Sulla colonnina leggiamo la seguente iscrizione: “La Diocesi di Ugento–S.M. di Leuca a Monsignor Giuseppe Ruotolo Suo Pastore per trent’anni qui in terra suo intercessore per sempre nel cieloâ€.
Andria 15 –XI- 1889 Roma 11-VI- 1970. Da quel monumento promana un messaggio di vita umana di fede episcopale e di santità operosa. Il nostro Servo di Dio nasce ad Andria da famiglia semplice e contadina il 15 Novembre 1898. Da adolescente attratto dalla figura del Sacerdote della sua parrocchia volle intraprendere il cammino verso il sacerdozio che ha concluso con la sua ordinazione avvenuta il 17 giugno 1922. Dopo aver conseguito la laurea in Diritto Canonico, in Filosofia e in Teologia, ha svolto un’attività di docente, di pastore e di educatore nell’ambito del servizio sacerdotale. Viene eletto Vescovo di Ugento il 13 novembre 1937 e consacrato il 20 febbraio 1938. Ha retto la Diocesi per 31 anni e 11 mesi. Partecipò al Concilio Vaticano II ed ottenne dal Papa Paolo VI le dimissioni ed il 9 novembre 1968 gli fu assegnata la sede titolare di Atella. Morì a Roma nell’Abbazia delle Tre Fontane, l’11 giugno 1970. Il messaggio di umanità , di fede e di santità lo si legge nel volto di tanti sacerdoti e laici che lo hanno visto come protagonista nella storia personale della propria vita. Ancora oggi il ricordo del grande vescovo è pieno di eventi e di insegnamenti quando si fa riferimento al grande apostolato profuso per la diocesi di Ugento. Un gesto molto significativo, affettuoso e riconoscente lo ha dimostrato anche Mons. Salvatore Palese che, curando il volume dedicato a Mons. Ruotolo dal titolo ‘Un Vescovo meridionale tra primo e secondo novecento Giuseppe Ruotolo a Ugento (1937–1968)’, ha messo in evidenza la figura complessa di uomo di studio di pastore e di grande rinnovatore della diocesi ugentina. Seduti accanto al suo cippo marmoreo possiamo riflettere sui suoi messaggi. La sua umanità ricca di senso realistico per la percezione del suo carattere amabile, cordiale e deciso l’ha manifestata in tante circostanze.
Nella lettera “Cuore a cuore con i miei diocesani†scritta prima di lasciare la Diocesi, Mons. Ruotolo conferma i suoi tratti umani. L’attenzione ai Sacerdoti, ai fedeli è forte e costante. Citiamo alcuni brani: “I sentimenti di affetto paterno sviluppati e sempre arricchiti nei lunghi anni di permanenza in mezzo a voi saranno rinsaldati e sublimati dall’unione più intima a Gesù Cristoâ€. “Come posso attenuare il ricordo di voi, Capitolari, Parroci e Sacerdoti del clero secolare e regolare … Voi siete i miei migliori amiciâ€. Il saluto alle Suore, ai giovani agli emigranti è stato un ulteriore atteggiamento verso tutte le persone che hanno collaborato ed espresso la propria fede nella realtà parrocchiale. La sua fede episcopale la voglio evidenziare chiedendo la collaborazione di Don Tonino Bello. È lui che fa una testimonianza fresca, brillante e carica di affetto personale poiché ha vissuto accanto al vescovo della Madonna di Leuca. Nella sua testimonianza dal titolo emblematico ‘È rimasto tra la sua gente’ scrive: “Pur piccolo di statura, aveva nel portamento una maestà regale che il candido ermellino e il lungo strascico dell’abito paonazzo, retto dal caudatario, contribuivano ad esaltare. Mons. Ruotolo sembrava nato per essere “sacerdos et pontifexâ€.
“Egli è stato per trent’anni il pastore buono della diocesi ugentina. Una “love story†di straordinaria tenerezza, e un “record†di assoluta fedeltà all’unico amoreâ€. “Consapevole che sul pastore grava il compito primordiale della comunione, intrattenne col suo presbiterio rapporto di fiducia, la cui delega in bianco ritirava solo nei rarissimi casi in cui si sentiva defraudato. Ricercava i suoi sacerdoti. Ne ambiva la collaborazione… Li formava con dolcezza nei diuturni colloqui privati. Veniva creduto perché era credibile. Ed era credibile perché era credenteâ€.
La sua santità operosa la si può cogliere in ogni manifestazione della sua attività pastorale che è stata sempre attenta alle necessità dei fedeli. Così lo ricorda Don Tonino: “Aiutava i poveri, con discrezione salvandone sempre la dignità . Solo Dio conosce gli elenchi di coloro che hanno beneficiato dei suoi silenziosi offertori. Ma a noi non è difficile dedurre da alcune smagliature del riserbo che egli stesso imponeva, quanto quegli elenchi fossero lunghiâ€.
E quando si sottolinea la sua santità , Don Tonino ama scrivere: “Viveva la logica delle beatitudini evangeliche, armonizzando la dolcezza con la fortezza, la prudenza con l’audacia, il riserbo verginale con l’affabilità del tratto, la modestia del tenore di vita con la signorilità del portamento, l’obbedienza alla Chiesa con l’autonomia delle decisioni, l’umiltà personale con la fierezza del ruolo, il ministero della misericordia con l’autorità del governoâ€. “La tenerezza per Maria traspariva in ogni suo gesto… All’ombra del Santuario fissava gli appuntamenti più solenni della vita ecclesiale. E quando il nome di S. Maria di Leuca si aggiunse a quello di Ugento per indicare la diocesi, gli sembrò di concludere palesemente un’operazione di affido con cui, sin dal primo ingresso, aveva consacrato, in segreto, il suo popolo alla Madonnaâ€.
Parlare di Mons Ruotolo è come pronunciare il Santuario e la Madonna di Leuca. È un binomio inscindibile che trova una forza di coesione espressa non solo durante la sua lunga attività pastorale ma anche quando nella consapevolezza testamentaria della sua mente, lucida e trasparente, colloca i desideri del suo cuore. Nel testamento spirituale scritto a Ugento il 2 Luglio del 1964 si esprime così: “Espongo il desiderio di essere seppellito nel santuario, di S. Maria di Leuca che ha formato la mia particolare predilezione nell’apostolato episcopale. La Madonna sia la mia Avvocata insieme al caro S. Giuseppe nel giudizio finale di Cristo Redentore e Giudice. Arrivederci tutti in Paradisoâ€. E nel testamento scritto il 3/5/1969, a Roma, nell’Abazia Tre Fontane dei monaci trappisti presso cui si era ritirato per vivere da monaco trappista una vita di preghiera e di contemplazione, esprime ancora una volta la volontà di essere seppellito nel Santuario di Leuca.
Chiude così il testamento: “…Benedico cordialmente fratelli, sorelle, nipoti, congiunti e benefattori. Particolarmente le mie Benedizioni vadano alla città di Andria, Molfetta e ai singoli paesi della diocesi Ugento-S. Maria di Leuca, nel cui Santuario vorrei essere sepolto, insieme a tutti i sacerdoti e laici miei collaboratori nell’apostolatoâ€.
Dopo queste riflessioni vale la pena, entrando nel Santuario, sostare in alcuni punti particolari per scoprire quali messaggi possiamo leggere.
Per Mons. Ruotolo tutta la Diocesi, retta dall’amatissimo Pastore, Mons. Vito De Grisantis, prega perché il messaggio di santità possa trovare quanto prima la sua collocazione sull’altare della gloria.
P. Corrado Morciano















