dsc_0231SALUTO AL SANTO PADRE, PAPA FRANCESCO

 

Beatissimo Padre,

Le rivolgo il saluto a nome della Chiesa di Ugento-S. Maria di Leuca, dei confratelli Vescovi, delle Autorità religiose, istituzionali, civili e militari, dei familiari di don Tonino Bello, degli ammalati, dei migranti, dei giovani e di tutta la gente del Salento. Grande è la nostra gioia perché sappiamo di vivere oggi un giorno memorabile. L’incontro con Lei lascerà un segno indelebile nella nostra storia e rimarrà sempre vivonella memoria del popolo salentino.

La ringraziamo, Padre Santo, per questo Suo gesto di squisita paternità nei riguardi del Servo di Dio, Mons. Antonio Bello, nel XXV anniversario del suo dies natalis. La sosta orante presso la sua tomba è espressione di sincera ammirazione per l’esempio di vita evangelica che egli ha offerto, ma è anche un invito, rivolto a tutti noi, a seguire i suoi insegnamenti e a diventare, come lui, veri discepoli del Signore.

Molto è stato scritto e detto in questi venticinque anni su don Tonino. La più bella testimonianza è quella offerta da lui stesso. Così egli scriveva: «Volevo diventare santo. Cullavo l’idea di passare l’esistenza tra i poveri in terre lontane, aiutando la gente a vivere meglio, annunciando il Vangelo senza sconti, e testimoniando coraggiosamente il Signore Risorto»1. Siamo persuasi che questa sua aspirazione si è pienamente realizzata ed è diventata per noi uno stimolo a incamminarci sulla via della santità; quella via che Lei ci ha invitato a percorrere con la Sua recente Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate.

Il Cardinale Carlo Maria Martini, che ha conosciuto personalmente don Tonino, ha scritto che in lui brillava «la centralità assoluta del mistero di Gesù crocifisso e risorto»2. Anche Mons. Angelo Magagnoli, Rettore del seminario dell’Onarmo di Bologna, era convinto che don Tonino era stato «uno strumento docile per scuotere dal torpore tanti cristiani». E aggiungeva: «Non mi meraviglierei se domani la Chiesa lo dichiarasse santo»3. Non ce ne meravigliamo nemmeno noi. Anzi lo auspichiamo ardentemente.

Una testimonianza particolarmente toccante è quella di due ragazzi, due ministranti, che mi hanno inviato una tenerissima lettera nella quale hanno scritto queste parole: «La visita del Papa sulla tomba di don Tonino è segno di forte unione tra loro due. L’episcopato di don Tonino e il pontificato di Papa Francesco hanno in comune la semplicità bella dell’umiltà. Speriamo di vedere presto don Tonino Beato!! Don Tonino è vivo esempio per i nostri pastori. È stato per tutti, don Tonino, prima che Vescovo, papà del suo popolo, mostrando una forte paternità». Testimonianza commovente: due ragazzi che non hanno conosciuto don Tonino, a distanza di venticinque anni dalla sua morte, avvertono il fascino della sua paternità e additano il suo stile di vita come un esempio per noi pastori.

La Sua visita, Padre Santo, cade a dieci anni da quella di Papa Benedetto XVI. Sostando presso la Basilica di Leuca per venerare la Vergine de finibus terrae, eglihaesortato la nostra Chiesa a considerare i confini geografici, culturali, etnici, addirittura i confini religiosi come un invito al dialogo e all’evangelizzazione nella prospettiva della “comunione delle diversità”.

La “convivialità delle differenze” è stato anche il programma di vita perseguito instancabilmente dal Servo di Dio, don Tonino Bello. Ed è anche l’esortazione che Lei continuamente ci rivolge. Seguendo i Suoi insegnamenti, contenuti in Evangelii gaudium e in Laudato si’, abbiamo compreso meglio la specifica vocazione della nostra Chiesa particolare e dell’intero territorio del Salento: essere un ponte di fraternità nel Mediterraneo.

Lo scorso mese di agosto, per il secondo anno consecutivo, abbiamo organizzato un meeting internazionale al quale hanno partecipato giovani di varie nazionalità, culture e religioni provenienti da parecchi paesi che si affacciano sul Mediterraneo per dialogare e sottoscrivere la “Carta di Leuca”, un appello rivolto ai governanti per fare del Mediterraneo “un’arca di pace”. Nella circostanza, Padre Santo, Lei ci ha inviato un Suo Messaggio incoraggiandoci «a considerare la presenza di tanti fratelli e sorelle migranti un’opportunità di crescita umana, di incontro e di dialogo, come anche un’occasione per annunciare e testimoniare il Vangelo della carità».

Santità, nelle Sue esortazioni all’amore verso i poveri, all’impegno per la pace, all’accoglienza dei migranti, ci sembra di riascoltare l’eco delle parole che più volte ci ha rivolto il nostro amato don Tonino. Nei Suoi gesti, ci pare di intravedere gli esempi di vita che don Tonino ci ha lasciato. Troppo evidente ci sembra la somiglianza. Ogni volta che Lei appare alla finestra del Palazzo Apostolico, a noi viene in mente il titolo di un libro di don Tonino: Alla finestra la speranza. Sì, Padre Santo, le Sue parole, come quelle di don Tonino, ci aiutano a non farci rubare la speranza.

Ed è proprio la speranza che ci sostiene nell’affrontare alcuni gravi problemi che affliggono il nostro territorio: il flagello della xylella che ha devastato la bellezza dei nostri alberi d’ulivo; il ricorrente tentativo di deturpare il nostro mare; la precarietà e la mancanza di lavoro; la ripresa delle migrazioni di molti giovani e di interi nuclei familiari; il grido di dolore di tanti poveri umiliati nella loro dignità umana.

La Sua presenza, oggi, in mezzo a noi mette le ali alla nostra speranza e ci sprona a seguire con più audacia il sentiero della pace indicato da don Tonino e richiamato dalla Sua Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate. In essa, Lei ci sollecita ad «essere artigiani della pace, perché costruire la pace è un’arte che richiede serenità, creatività, sensibilità e destrezza. Seminare pace intorno a noi, questo è santità» (n. 89). Per questo, Padre Santo, ci siamo uniti alla preghiera per la pace che Lei ha rivolto al Signore presso la tomba del Servo di Dio.

La ringraziamo per le parole di esortazione che vorrà rivolgerci. Le vogliamo bene e Le assicuriamo la nostra filiale e costante preghiera. Ci custodisca nel Suo cuore di Padre e ci benedica. Le consegno, ora, il frutto della generosità del popolo di Dio, quale contributo alla Sua intensa opera di carità nei riguardi dei poveri. Grazie, Papa Francesco.

+ Vito Angiuli

Vescovo di Ugento- S. Maria di Leuca