Prima o poi tutti scopriamo che l’unica cosa necessaria per vivere e senza la quale la vita non ha senso è l’amore. Non certo l’amore idealizzato ma quello concreto di cui nel passato e nel presente noi stessi abbiamo avuto e abbiamo esperienza come fratelli, sposi, amici, genitori, figli.
Alla base di ogni rapporto di coppia c’è un incontro particolare, in cui ci siamo sentiti chiamati per nome in modo profondo, intenso. “Quante volte un uomo con il mio nome giusto mi ha chiamato, una sola volta l’ho sentito pronunciare con amore” (P. Sequeri). E si ha così la consapevolezza di essere unici e irrepetibili.
Fra i bisogni dell’uomo, quello di essere riconosciuti occupa uno spazio mai abbastanza descritto. Il nome, il nostro nome è proprio la prima risposta a questo bisogno, una grande emozione, perché permette ad ognuno di uscire dal deserto, dall’anonimato. Sentirsi chiamare, essere scelti con amore è la prima grande tenerezza ed ha una musicalità unica. Tra tanti sguardi uno solo riesce ad imprimersi nella nostra mente e a sedare la nostra sete.
Spesso, però, si pensa che la vita a due sia la soluzione dei problemi personali, delle proprie frustrazioni, quasi un rimedio o un rifugio sicuro. Ma l’amore è per persone adulte, in grado di mantenersi in piedi, di gestire la propria vita; Dietrich Bonhoeffer nel suo libro “La vita comune” dice: “Chi non sa stare da solo, si guardi dal cercare la comunione”.
Prima di cercare l’anima gemella è importante fare ordine dentro di sé, star bene con se stessi, in modo che la coppia non sia una compensazione, un bisogno impellente, vitale; viceversa la coppia deve essere un modo, un tempo, un luogo per camminare insieme, mettendo in comune i rispettivi talenti, peculiarità, doni per costruire un progetto comune, senza cercare nell’altro automaticamente la soluzione dei problemi esistenziali. “L’amore è per persone libere, realizzate e la coppia non è il soffocamento delle rispettive libertà, ma il suo ritrovamento, il suo ampliamento” (B. Borsato, L’Amore intelligente).
La parola progetto viene dal latino “proiecto”e significa gettare innanzi, lanciare, mandar fuori, significa avere in mente un’idea, un piano di lavoro, un proposito da eseguire e come per la costruzione di un’abitazione è necessario fare dei calcoli e dei disegni per determinarne la forma e le caratteristiche, così per costruire la casa dell’amore è necessario che i due abbiano in mente un’idea, un progetto su cui fondare la propria vita in comune.
Quindi dopo la scelta consapevole e l’incontro, i due singoli cominciano a sognare un futuro insieme, si comincia a progettare la propria vita. Spesso nella coppia, però, si progetta il fare, costruire una casa propria, avere dei figli, trovare un lavoro sicuro per una vita tranquilla. Raramente si progetta l’essere coppia, la qualità, il tipo di relazione che si vuole realizzare al di là dei ruoli prestabiliti all’interno della famiglia. E’ bene condividere un progetto coniugale che punti su prospettive comuni, valori saldi, ideali forti, stili di vita essenziali.
Il progetto di coppia, comunque, a nostro parere, deve innestarsi sul progetto che Dio ha previsto per ciascuno di noi e si deve procedere sempre verso questa direzione, se non si vuole fallire prima o poi. Il piano di Dio è all’origine di quello umano, per cui si può parlare solo di tentativo consapevole di incarnare nel nostro piccolo il piano originario di Dio che è molto più grande, sicuro, definitivo e compiuto.
I nostri progetti, poi, anche i più ambiziosi e ragionati, devono sempre confrontarsi con la realtà e con i nostri limiti, perché, non illudiamoci, la perfezione non esiste! Non si tratta, quindi, di diventare coppia ideale, perché non c’è un modello astratto, ma coppie che si mettono in discussione, che vogliono camminare, comunicare, migliorare.
Tanti piani spesso vengono sconvolti dall’imprevisto, dalle circostanze della vita. La crescita di una storia d’amore, quindi, dipende anche da eventi esterni che non abbiamo programmato affatto e sono proprio questi che, paradossalmente, ci interpellano e ci sollecitano ad una continua conversione. E’ vivendo che si scoprono nuovi spazi di vita; è camminando che si aprono nuovi cammini. L’importante è rimanere saldi nella fede, non perdere la strada maestra e soprattutto l’obiettivo finale di salvezza.
Dobbiamo ricordare che all’interno della coppia ciascuno è portatore di un modello educativo e culturale ricevuto dalla famiglia d’origine. Il problema principale, quindi, prima ancora di affrontare la realtà è quello di fare sintesi tra le nostre diversità che spesso ci infastidiscono, ma che sono fondamentali, perché “la comunione avviene proprio tra persone differenti, con sensibilità e personalità diverse”, come afferma sempre Bonhoeffer; tutto poi concorre a creare un modello nostro, condiviso, originale, pur sempre ispirato al vangelo, unico punto di riferimento per noi cristiani.
Si tratta metaforicamente di prendere in mano la propria vita, di conoscere le proprie risorse nell’affrontare problemi e difficoltà, che sono pane quotidiano; teniamo conto che non si può prevedere tutto e che il progetto non deve essere rigido, per non rischiare di esserne schiavi; esso infatti deve essere sempre in funzione della coppia e non viceversa, dunque ci vuole più che altro una mentalità progettante che faccia sintesi tra le idealità e la realtà che viviamo.
E’ opportuno, secondo noi, scegliere uno stile di vita sobrio, cercando di limitare gli sprechi, i lussi, il superfluo, per avere i mezzi anche materiali per l’accoglienza e la solidarietà, perché siamo convinti che la famiglia deve avere sempre la porta aperta nel sociale perchè non diventi un’oasi perfetta, ma alquanto sterile.
Dunque nella varietà delle situazioni, delle risposte, nella relatività delle culture, nelle difficoltà oggettive del camminare in coppia non ci sono formule definitive, ricette belle e pronte, ma ciò che veramente conta e qualifica la nostra esistenza in tutte le sue fasi è sempre e solo l’Amore gratuito che riusciamo a dare e che continuamente riceviamo in abbondanza.
Cecilia e Cosimo Cuppone















